Allo stesso tempo, stanno proliferando le recensioni, aggiunte sempre più spesso su siti come aNobii da parte di lettori entusiasti del romanzo di Lois Lowry. Di seguito, ne pubblichiamo alcune:
"Meraviglioso. Non saprei da dove iniziare per descriverlo. Probabilmente iniziando dalla trama, senza spoiler. Jonas è un bambino che sta per compiere dodici anni, e vive in un mondo perfetto, privo di sofferenze, guerre, dolore, organizzato nei suoi più meticolosi particolari. Ogni cosa che crea disturbo non esiste, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni, le violenze. Resta particolarmente impressa la formula di scuse che tutti fanno dopo aver compiuto un atto punibile (l'indiscrezione è punibile. La vanità è punibile. Anche accumulare le merende della ricreazione è punibile). Si recita: "Mi scuso per aver portato a casa una mela", "Mi scuso per aver sbagliato parola". E si risponde: "Accetto le tue scuse, Jonas". Jonas vive in un'unità familiare, composta da un Papà e da una Mamma a cui sono affidati un figlio maschio ed una figlia femmina, non biologici. I figli vengono partoriti per lavoro da donne per la misera durata di tre anni. E' un mondo regolato da norme minuziose, ma non è un regime dittatoriale come quello del conosciuto Grande Fratello, è un governo comunemente accettato, perfetto, funzionante. Persino il lavoro non è scelto, in questo non-luogo, questa utopia, ma è una mansione affidata al compimento dei dodici anni ad ogni cittadino, e quel momento è giunto anche per Jonas. Inaspettatamente, gli viene concesso il compito più onorevole, quello di Accoglitore di memorie. Nel corso del libro, scritto con uno stile fluido, semplice, privo di eccessivi virtuosismi, tutto ciò cambierà. Muterà con facilità e attraverso gli occhi di un bambino, lasciando al lettore il compito di estrapolare le conclusioni più terribile. Come questo mondo perfetto, tutto appare asettico fino alle prime, terribili esplosioni di sentimento. Si nota il cambiamento sia nelle emozioni che nell'inizio sono quasi assenti, sia nelle anime che si delineano sia nella narrativa semplice che si azzarda per la prima volta a condirsi di aggettivi, ragionamenti più complessi, dubbi. E, soprattutto, della possibilità di scegliere e della memoria. Una lettura meravigliosa, uno dei pochi classici moderni che bisogna leggere per non perdersi un'emozione. Arrivi in fondo e ne vuoi di più. Aspetto con tantissima aspettativa il secondo capitolo della trilogia, per colmare questo finale aperto lasciato in sospeso. Un finale aperto che lascia spaziare, ed amare, ed immaginare il futuro, a fianco a Jonas e agli altri personaggi che amerete senza riserve. "Le memorie sono fatte per essere condivise, non dimenticate". "La possibilità di scelta è la libertà, e la libertà è il vero fiore del paradiso"."
Sky Eventide

L'espositore dedicato alla terza ristampa di The Giver

"Sono assai pochi i romanzi con il dono della semplicità e della profondità allo stesso tempo. Penso, ad esempio, a “Candide” di Voltaire, a “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupery, a “Il Gabbiano Jonathan Livingstone” di Bach o a “L’Alchimista” di Coelho. Un libro che, in qualche modo potrebbe essere aggiunto a quest’elenco è, forse, “Il Donatore” di Lois Lowry (Edizioni Giunti), romanzo pubblicato nel 1993 e che sta ancora continuando la sua strada di successi, arrivando finalmente, nel 2010, anche in Italia. È il primo capitolo di una trilogia ed è prevista la prossima uscita di un film ad esso ispirato. “The Giver – Il Donatore” è un romanzo di formazione e iniziazione. Descrive un mondo alternativo che all’apparenza si presenta come utopico, ma che rivela, approfondendone la conoscenza, una realtà fortemente distopica. Come tutte le storie “essenziali” fa venire in mente molte altre storie importanti. Il primo raffronto che mi è venuto in mente è con “La fuga di Logan”, il romanzo di Nolan e Clayton Johnson in cui l’umanità vive in un mondo dorato da cui sono bandite vecchiaia e malattia. Nel mondo del il piccolo Jonas, il protagonista de “Il Donatore”, i vecchi esistono ma come nella Fuga di Logan vengono eliminati (prima di invecchiare), anche qui vengono “congedati” e mandati Altrove (tutti lo ignorano ma questo vuol dire morire). Come Logan, anche Jonas fuggirà alla ricerca di un mondo che viene dal passato. Mi ha poi fatto pensare a “Fahrenheit 451” in cui la conoscenza del passato (i libri) è stata cancellata. Nella storia di Bradbury alcuni ribelli imparano interi libri a memoria per preservarli, nel “Donatore”, l’Accoglitore di Memorie preserva per la Comunità tutte le memorie, piacevoli e dolorose. La cerimonia dei Dodici Anni, per la scelta del mestiere futuro, mi ha invece fatto pensare al Cappello Parlante di Harry Potter. Ma lasciamo da parte le somiglianze e diciamo invece cosa rende speciale questo libro: ci mostra un mondo forse immaginario, forse futuro, in cui tutto è reso uniforme e amonico, dove per cancellare il Dolore è però stato cancellato anche il Piacere, in cui persino i colori sono stati cancellati, in cui non c’è più la musica, in cui le passioni (le Pulsioni) sono state represse con apposite pasticche. Le famiglie sono costruite con precisione: a ogni coppia vengono assegnati un figlio maschio e una figlia femmina. Ogni anno i bambini superano dei riti di passaggio, mediante i quali passano a uno stadio successivo, fino al dodicesimo anno. Dopo saranno adulti e gli anni non si conteranno più. Chi però sbaglia o invecchia viene “congedato”. Il protagonista Jonas, alla sua cerimonia dei Dodici Anni riceve l’onore di essere designato come il solo Accoglitore di Memorie della Comunità. Verrà istruito dal Donatore. Inizia così la sua formazione. Ed è un’iniziazione alla Vita, con tutti gli aspetti che agli altri membri della comunità sono preclusi: conoscerà le memorie perdute di un mondo simile al nostro, in cui ancora esistevano le variazioni del clima, le guerre, l’amore, le passioni, la fame, la solitudine, la tristezza. Jonas capirà che il suo mondo piatto e perfetto, in realtà non perfetto per nulla, perché non c’è piacere senza dolore. Questo piccolo e veloce romanzo ci fa dunque riflettere sul senso del nostro mondo, del nostro vivere quotidiano, sul nostro desiderio di mondi migliori e ci insegna che questi non possono esistere, perché un mondo senza difficoltà, senza problemi è un mondo falso e vuoto e le vite che vi potranno esser vissute non avrebbero senso. Solo riappropriandoci della piena conoscenza delle cose, possiamo davvero capire chi siamo e cosa vogliamo. Come le grandi distopie, da “Il Mondo Nuovo” di Huxley a “1984” di Orwell, anche “Il Donatore” ci mette in guardia da quelle tendenze politiche che vorrebbero offrirci un mondo “ripulito”. I roghi di libri non c’erano solo nel romanzo di Bradbury, anche i nazisti fecero grandi falò in piazza per bruciare “libri comunisti”, anche l’Inquisizione ha messo al bando dei testi, anche l’Opus Dei ha elenchi di libri proibiti. Non dobbiamo, allora, mai smettere di leggere, di documentarci, di acquisire conoscenze, qualunque esse siano, perché anche noi siamo “Accoglitori di Memorie” e se smetteremo di accoglierle, queste moriranno. Ma anche questo non basta: dobbiamo poi diventare “Donatori” e avere la capacità di trasmettere le nostre conoscenze, di moltiplicarle e di farle germogliare, in modo che diano nuovi frutti. L’omogeneizzazione (la globalizzazione) uccide la cultura e con questa la creatività e la varietà del mondo. Quando una lingua muore, con essa muore una cultura e tutto ciò che in essa è stato detto e scritto. Stiamo andando verso un mondo in cui molta memoria sarà persa, perché le lingue e le culture che le hanno custodite sinora si stanno confondendo della cultura globalizzata, sempre più uniforme. Va fatto ogni sforzo per preservare la varietà."
Carlo Mezinger
"Questa lettura esula dalle mie solite. Non si tratta di un vero e proprio fantasy, né di un urban fantasy. È una storia che non ha un target preciso, nonostante sia etichettata spesso come adolescenziale. Può essere letta da tutti e tutti la possono comprendere. Perché parla della nostra vita, del nostro mondo. Tramite gli occhi del ragazzino Jonas, scopriamo un luogo dove tutto è cambiato, una Comunità fatta di perfezione, dove non esistono guerre, fame, dove tutto sembra essere apparentemente meraviglioso. Ma ben presto, la verità viene fuori: tutto ciò che fa parte della Comunità è finto, privo di qualsiasi colore ed emozione. E dopo una gioia dettata dalla perfezione, si sprofonda in una tristezza inaudita, per ciò che il mondo di The Giver si è lasciato alle spalle. Fa riflettere, su quello che il nostro pianeta è e su quello che può diventare. Nonostante le imperfezioni, nonostante la tristezza, l'odio, la paura, nel mondo ci sono milioni di cose belle che non si possono dimenticare, che non si possono nascondere, anche per chissà quale bene superiore. Non se ne può fare a meno, come Jonas quando riscopre la neve, i colori, l'amore. Consigliatissimo."
The Moonshiner
A quasi due mesi dall'uscita di The Giver - Il Donatore, il romanzo di Lois Lowry sta riscuotendo ancora un grande successo fra i lettori di tutte le età. Le foto che corredano questo articolo sono quelle dell'espositore presente nelle librerie, fatto apposta per celebrare la terza ristampa del libro in appena tre settimane. Si moltiplicano anche le recensioni entusiaste...