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Oct

Intervista a Laurie Anderson

Scritto da Mattia Ravanelli
laurie_halse_anderson_intervistaCarol Fitzgerald e Marisa Emralino, di Teenreads.com, hanno intervistato Laurie Halse Anderson, il cui acclamato romanzo Speak ha dato vita anche a un film.
Laurie parla delle difficoltà di tradurre i libri in film, delle similitudini e delle differenze tra il libro e la sua versione cinematografica, e dell’importanza di affrontare argomenti seri nelle storie per young adults.

laurie_halse_anderson_intervistaTeenreads.com: Sei stata coinvolta nell’adattamento di Speak nell’omonimo film?

Laurie Halse Anderson: Non proprio. I produttori mi hanno dato la possibilità di lavorare sulla sceneggiatura, ma io ho declinato l’offerta. Ero impegnatissima nella scrittura di Catalyst e non volevo interrompermi. Sono però stata sul set del film per qualche giorno.

TRC: Ci è parso di capire che hai fornito alcuni commenti per il DVD di Speak. Cosa puoi dirci su questa esperienza? Com’è stato per te parlare della resa cinematografica del tuo libro?

LHA: Io e la regista, Jessica Sharzer, ci siamo incontrate in uno studio di registrazione a Manhattan. Ci hanno messo a disposizione una stanza speciale e hanno proiettato il film su uno schermo. Fondamentalmente abbiamo guardato il film e abbiamo chiacchierato come vecchie amiche (la adoro!). L’unica cosa che mancava erano i popcorn.

TRC: Dopo aver finito il romanzo, i lettori riescono ad avere un quadro definito di chi sia veramente Melinda, basandosi sui suoi monologhi interiori. Nel film il pubblico ha diretto accesso ai suoi pensieri solo in pochi momenti. Senza queste parti, credi che la caratterizzazione indiretta di Melinda sia sufficiente per presentarne un ritratto, così come l’hai pensato nel romanzo?

LHA: Cinema e letteratura sono due mondi diversi. Non c’è modo di trasformare completamente un libro in un film o viceversa. Il film non può catturare il monologo interiore della mia protagonista, gli spettatori si perdono il lato più divertente di Melinda, e penso che la sua crescita sia un po’ meno precisa sullo schermo. Ma non c’è nessun problema. Penso che abbiano fatto un ottimo lavoro amplificando i temi del mio libro, e sono onorata che abbiano mantenuto così tanto dello scheletro della mia storia e dei miei dialoghi.

TRC: Nel tuo romanzo affronti molti argomenti nei quali gli adolescenti si ritrovano – solitudine, depressione, ricerca d’identità, desiderio di comprensione, così come argomenti più forti che non sveleremo in questa sede, per non rovinare la sorpresa. Perché hai deciso di affrontare questi temi?

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LHA: Essere teenager spesso fa schifo. È difficile, e solo pochi adulti riescono poi a parlarne onestamente. Questo è il mio lavoro. Provo a scrivere libri che mostrino teenager alle prese con situazioni diverse, dalle più serie alle più tranquille. Voglio mostrare ai miei lettori che c’è davvero una luce alla fine del tunnel.

TRC: Com’è stato possibile per te descrivere, in maniera così vivida e accurata, i pensieri e le ossessioni di un personaggio così travagliato ed emarginato come Melinda?

LHA: Mmm... perché anch’io ho avuto i miei problemi…

TRC: Melinda trova la sua salvezza nell’arte durante il suo periodo di “mutismo selettivo”. Quali attività trovi catartiche? Come scrittrice, hai mai vissuto situazioni simili, in cui cioè la tua abilità di comunicare tramite il linguaggio ti ha abbandonata?

LHA: Scrivere mi ha salvato molte volte. Quando sono giù, è l’unica cosa a cui mi aggrappo. Scrivere mi aiuta a dare un senso alle cose. È molto, molto più facile per me scrivere, che parlare di qualcosa.

TRC: Nel film la relazione di Melinda con i genitori è diversa rispetto a quella descritta nel romanzo. Ad esempio, nel film sceglie di aprirsi con sua madre, mentre nel libro si confida con il professore di arte, Mr. Freeman, nell’ultima parte del libro. Sembra una differenza lieve, ma indica un cambiamento nelle dinamiche familiari. Che cosa pensi di questa soluzione cinematografica? Cambia la tua visione originale di graduale apertura da parte di Melinda?

LHA: Non è una scelta che avrei fatto, ma in un certo senso mi piace. Creerà sicuramente interessanti dibattiti tra che ha letto il libro e chi  ha visto il film – qual è il finale migliore? Quale dei due è più adatto al personaggio? Inoltre, dato che il film è narrato in terza persona, al pubblico viene data la possibilità di conoscere e comprendere i genitori di Melinda in modo più approfondito. Non le stanno vicino come dovrebbero, ma è palese che tengano a lei. Per questo, credo che il finale del film funzioni bene. Nel libro, invece, non avrebbe funzionato.

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TRC: Solitamente si dice “non giudicare un libro dal film…” ma, a volte, gli strumenti di cui dispongono cinema e televisione riescono a ritrarre molti aspetti in maniera più efficace rispetto  alla parola scritta. Pensi che alcune scene del film rappresentino sensazioni, atmosfere ecc. meglio del tuo libro?

LHA: La recitazione di Kristen Stewart (che interpreta Melinda) è fantastica. La sua espressività gioca un grosso ruolo. Penso che il film sia migliore del libro nella rappresentazione della violenza da lei subita.

TRC: Come in ogni adattamento cinematografico, alcuni elementi del romanzo sono stati necessariamente sacrificati sia per ragioni creative che di tempo. Ci sono particolari scene del libro che avresti voluto fossero rappresentate nel film?

LHA: Ooooh, domanda difficile. Avrei voluto che ci fosse più tempo per alcune delle scene di transizione, e più attenzione sul tentativo di Melinda di essere amica di Heather e delle Marte.

TRC: Hai detto in alcune interviste che il successo di Speak ti ha scioccato. Guardando il film e sapendo di averlo ispirato, cosa hai provato?

LHA: Mi sono sentita profondamente grata e allo stesso tempo confusa da ciò che avevo scatenato.

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